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26 maggio 2010

I carini

Sai che ci sono degli animali, i carini, che solo quelli verdi pungono e tutti gli altri no? All'asilo ci sono i carini, ci sono quelli verdi e quelli multicolori.
Sai che i carini vivono in tutto il mondo, in nord, in sud, in America.
E anche in est.
Ah, è vero, anche in est...in est ce n'era uno solo ma un uomo l'ha calpestato.
I carini sguainano il pungiglione solo quando arrivano gli insetti.
Sai che all'asilo facciamo scienze?

6 maggio 2010

Perché?

Mamma, perchè esistono i batteri? Perchè esistono le mosche? I batteri somigliano alle mosche?
Mamma, perchè esiste tutto?
Mamma, ma tu a volte pensi?
Mamma, perchè esiste la cacca? Perchè esiste la pipì?

14 giugno 2009

L'albero delle possibilità

"...l'eco dei tuoi passi...mi fa pensare a tutte le strade che non ho percorso, e che si ramificano come le fronde di un albero. Tu hai ridestato in me quella che fu l'ossessione della mia prima giovinezza: proprio come un albero, infatti, immaginavo la vita che mi si apriva davanti. Lo chiamavo, a quell'epoca, l'albero delle possibilità. Solo per un tempo brevissimo ci è dato di vedere così la nostra vita. Ben presto essa ci appare come una strada segnata una volta per tutte, come un tunnel da cui non possiamo più uscire. Eppure, la vecchia immagine dell'albero ci rimane dentro sotto forma di un'insopprimibile nostalgia" (milan kundera, l'identità).

31 marzo 2009

L'ora legale

Perchè non fanno un quarto d'ora alla settimana per un mese?
Poi va a finire che una, per paura di addormentarsi sul divano, deve programmare la registrazione. Abbiam detto intorno alle 23, vero?

3 agosto 2008

L'importanza della proprietà di linguaggio

Stamani i miei bimbi, 4 anni e 2 anni e mezzo, parlando col padre, lo hanno chiamato Brutto aguzzino. Mi fa piacere che, così piccoli, imparino ad usare le parole nella loro corretta accezione.

26 aprile 2008

Un buon inizio di giornata

A volte rimettersi in pari con la lettura dei feed fa iniziar meglio la giornata.

22 settembre 2007

Fuochi di Sant'Elmo

Leggere un romanzo incompiuto ha un che di masochista. Ci sono i personaggi e le storie e, pagina dopo pagina, senti che che anche tu stai vivendo quella storia che cresce e le pagine stanno per finire ma, invece di prepararsi all'epilogo, la storia cresce e, di punto in bianco, non c'è più. E ora?
Leggere un romanzo incompiuto è come guardare un film a metà, però io i film li vedevo tutti a metà, che poi mi addormentavo, e difatti adesso non ci provo nemmeno più, mentre a leggere un libro è difficile che ci si addormenti (tranne per i libri di quel cazzo di esame di merceologia che feci all'università).
Allora, Fuochi di Sant'Elmo, oltre ad essere il nome del blog di Christian Frascella, è anche il titolo di questo suo romanzo incompiuto che io ho letto.
Ho due considerazioni preliminari da fare, prima di affrontare il merito.
La prima è che, di questo romanzo, io voglio leggere il seguito, insomma Kafka li ha lasciati incompiuti ed è morto, ma Christian, ringraziando il cielo, è vivo quindi, che si pubblichi o meno, lo deve finire e mandare il seguito a quelli che lo hanno letto incompiuto. Guarda, son disposta a pagare, anzi, se non venisse pubblicato, potrebbe diventare una specie di e-book venduto sulla rete. Del resto io me lo son letto sul palmare. Questo è il mio consiglio a tutti i blogger che sono tali per soddisfare la loro propensione alla scrittura da scrittori.
Seconda considerazione preliminare: il titolo. Fuochi di Sant'Elmo. Per Christian deve rappresentare qualcosa di importante; io quando ho conosciuto il blog ho pensato che fosse una mera citazione letteraria, per un blogger che ama molto la lettura. Ora capisco che esprime di più ma non capisco che di più esprima. La curiosità del titolo non sarà soddisfatta dalla lettura del romanzo, a meno che voi non abbiate una sensibilità diversa dalla mia, o non ve ne freghi una mazza di capire il titolo.
Ora mi avventuro in questa novità, per me, di critica letteraria.
La scrittura di Christian è pulita, molto di più di quello che ci aspetti leggendo il blog.
La storia è una non storia, non c'è una trama, un evento conduttore, ma è il racconto in prima persona di attimi di vita. Il racconto dei momenti di vita quotidiana di un adolescente, un po' alla Anne Tyler, che non so se vi piace, a me molto. Non c'è analisi dei personaggi, del protagonista non viene mai detto il nome, come se potesse essere intesa come storia autobiografica ma anche come una storia di chiunque, o di uno qualsiasi. Il narratore dice di sé e del mondo che vive, un po' squallido ma intenso, così come filtrato dai suoi occhi.
I personaggi si intuiscono dalle azioni, dalle parole, da come visti dal protagonista e, di riflesso, si conosce anche questo adolescente, voglioso di amore e spaventato dall'amore, da quello che gli è stato negato, quello di cui sente la mancanza. La corazza di strafottenza e stronzaggine che si è costruito ad autodifendersi lascia aperti spiragli di sofferenza profonda, di autodistruzione e di fame di amore.
La cosa che a me è un po' mancata è l'approfondimento psicologico dei personaggi secondari, soprattutto Chiara e la sorella. Ma del resto è incompiuto, potrebbe venire dopo.
Concludendo, il romanzo mi è piaciuto, se qualcuno mi conosce un minimo sa che ho simpatia per le storie delle persone normali, per la vena di follia che ogni persona normale ha, e questi elementi si ritrovano in questo romanzo. Probabilmente piacerà (facciamo gli scongiuri, eh!) di più ai lettori adolescenti, che gli adolescenti amano che si parli delle difficoltà della loro età, che però sono difficoltà di tutti: amore, accettazione sociale, solidità familiare.
In bocca al lupo, Christian!